Istituto Istruzione Superiore P. Rossi Massa

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Il giorno della memoria

La necessità di non dimenticare, di garantire che la testimonianza di ciò che è stato passi ai giovani ha convinto alcune studentesse del nostro istituto a partecipare Sabato 18 febbraio all'iniziativa che si è svolta presso il Museo della Resistenza di Fosdinovo. 

L'ascolto dei testimoni, Mirella Stanzione (deportata a Ravensbrück) e Gilberto Salmoni (deportato a Buchenwald) ci ha di nuovo emozionato e colpito. Le parole di Elena Pianea, che si occupa di Memoria per la Regione Toscana, hanno dato ulteriore senso alla nostra presenza e alla volontà di accogliere e far nostro il patrimonio che appartiene prima di tutto ai sopravvissuti.  Luca Bravi, storico e ricercatore per l'Università di Firenze, nel suo ruolo di accompagnatore e organizzatore dell'edizione 2017 del Treno della memoria ha guidato i ragazzi nel racconto delle loro esperienza del viaggio.

Una studentessa

Arrivata a casa tante emozioni mi hanno avvolta. La voglia di farmi una doccia dopo 26 ore di treno era tanta, ed anche poter riposare nel mio letto dopo 5 giorni pienissimi di attività ed una bella bronchite accompagnata da febbre alta, però i pensieri e le sensazioni giravano a mille nella mia testa. Appena arrivata i miei genitori mi hanno chiesto come stavo ed io ho risposto a monosillabi; poi, dopo circa un'oretta mi fanno: "Ma allora, non mi racconti niente?". Come immaginavo prima della partenza la mia voglia di parlarne è stata pari a zero. Erano cose inimmaginabili, disumane.. come potevo aver voglia di parlarne? Tanto le sanno tutti, no? Anche se non le hanno viste in prima persona, la storia la conoscono tutti.

Invece no, dopo un po' ho capito che era giusto parlarne, che questa occasione mi era stata data al fine di farne tesoro, ma non solo per me, per tutti. Come già detto la storia la conoscono tutti, ma purtroppo (o per fortuna) non tutti hanno potuto sentire quell'odore di vecchio, abbandonato e degradato nella stanza che conteneva i quintali di capelli, oggetti, vestiti e scarpe; non tutti si sono ritrovati nella foresta di betulle proprio davanti ai forni crematori, mentre  si guardavano intorno cercando di immaginare che proprio li, in piedi dove stavo io, c'era un altro uomo, donna o bambino che aspettava il proprio turno per uscire da quel campo come polvere; non tutti sono potuti entrare in quel campo sconfinato e sentire quella sensazione di abbandono voltandosi e non riuscendo a scorgere una fine di quel campo di morte. E poi il freddo che abbiamo patito e la neve che è caduta.. Io camminavo nelle strade di quei campi che quasi sembravano città sentendomi egoista per il fatto che indossassi due paia di pantaloni, quattro paia di calzini e tre maglioni, poi un pensiero andava a loro, con quelle tutte e scarpe di un tessuto insignificante.

Poi un mio amico si avvicinò e mi disse: "Se solo questi alberi potessero parlare". Il mio stomaco a quelle parole si è contorto. Per un momento tutto si è fermato e tutti sono scomparsi: sono rimasta sola vicina a quegli alberi che, nonostante tutta la sofferenza e la morte che avevano visto, erano ancora li, vivi. Potrà essere una stupidaggine, ma ho pensato che questo dovesse significare qualcosa. Ho pensato che tutto ciò che era successo dovesse servirci per fortificarci e farci aprire la mente una volta per tutte su cosa sia l'umanità e su cosa significhi la vita, cose che purtroppo, anche se a distanza di più di 70 anni, non sembrano ancora scontate. Le parole che disse uno degli organizzatori ancora mi riecheggiano nella mente: "Comprendere è impossibile ma conoscere è necessario". E' necessario per far sì che l'uomo torni ad essere uomo e non bestia. Che poi come disse Primo Levi: "Non erano mostri, erano uomini medi, come noi [...] ma semplicemente erano stati educati male".

Durante gli incontri pomeridiani i sopravvissuti ai Lager ci hanno raccontato le loro storie e una cosa che mi ha colpita molto è stata con quanto coraggio affrontassero ogni edizione del Treno della Memoria tornando in quei luoghi pieni di dolore, con quanta forza d'animo ci raccontassero le loro vicende, alle volte con gli occhi gonfi, alle volte con un sorriso. "Quando un uomo si sente in pericolo si chiude in sé stesso, si annulla, così per protezione, però non posso nemmeno descrivere la forza che si può trovare dentro di noi."

Questa esperienza è stata piena di forti emozioni ma tornando a casa queste emozioni non devono rimanere tali, devono diventare pensieri ed azioni concrete volte al miglioramento di questo mondo diretto ormai sempre verso il peggio. Dobbiamo ricordarci che come esiste il cattivo esiste anche il buono e pensare a quanti innocenti hanno perduto la vita a quanto pare inutilmente perchè tante, troppe ingiustizie continuano ad accadere oggigiorno.

Come disse una bambina di dieci anni internata in un campo a suo padre: "Papà, perchè siamo qui?" -"Perchè siamo sinti" -"E' vero, siamo sinti, ma non abbiamo fatto niente".

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